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Dentro la Parola


Domenica 5.11.2017___Parole --Parola dell'uomo__parola di Dio__ dire e... fare!

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                  1.11.2017

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Chiamati, tutti, ad una festa

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                                Domenica 15.10.2017

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Domenica 8 ott. 2017 - XXVII T.O: - portare frutti!

OMELIA 

Dal Vangelo secondo Matteo (Matteo 21,33-43).

 

In quel tempo Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “ Ascoltate un'altra parabola. C'era un uomo che possedeva un terreno, vi piantò una vigna, la circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il   raccolto ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio” ma i contadini visto il figlio dissero tra loro: “Costui è l'erede. Su uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero e lo cacciarono fuori della vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna che cosa farà a quei contadini?”.

Gli risposero: “Quei malvagi li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.

E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai  nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato ad un popolo che ne produca i frutti”.

Parola del Signore.    Lode a te, o Cristo.

 

Il Vangelo e la prima lettura riportano anche oggi il simbolo della VIGNA per parlare del popolo di Dio, di noi stessi e ci invitano a fare un esame di coscienza sul nostro comportamento. Domenica scorsa abbiamo ascoltato l’invito di Gesù: -Andate anche voi a lavorare nella mia vigna…  Oggi, invece, il Signore ci richiama attentamente e anche chi mette in guardia da tristi conseguenze… Perché questa vigna del Signore, che siamo noi, invece di produrre uva buona e matura, produce grappoli ed acini aspri e verdi… Insomma il Signore non è contento della nostra vita.

Gesù parla direttamente agli ascoltatori che erano il popolo d'Israele dell’antica alleanza e sarebbe troppo facile scaricare la parabola solo sulle spalle di Israele… Ma Gesù ha detto e ripete la parabola anche per noi. E non per umiliarci o deprimerci ma per risvegliare le nostre coscienze.  Come ha fatto sempre manifestando la sua cura attenta ed affettuosa per il suo popolo e per tutta l’umanità. Il Signore accompagna la nostra storia mandando questi servi, i profeti antichi e contemporanei, quegli che conosciamo, i più grandi, insieme a tanti altri testimoni della fede. Si prende cura del suo popolo nelle famiglie, per mezzo di genitori, educatori, maestri, testimoni ed esempi vivi e semplici impegnati perché questa vigna produca uva e vino buono, quello che dà gioia e aiuta a far festa.

 

Ecco, un altro pensiero che scaturisce da tutte queste letture della parola di Dio è che il Signore non si è stancato mai, infatti ha mandato sempre i suoi profeti. È vero che molti  sono stati anche uccisi, ma non ha desistito! Ha mandato persino il suo Figlio, Gesù, che è morto sulla croce… ma neanche questo lo ha fermato. Non ha chiuso con questa apparente sconfitta perché il Signore continua anche oggi a prendersi cura della sua vigna, che siamo noi con tutto il mondo. È commovente il paragone di Dio con l'agricoltore, il vignaiuolo. E dalle nostre parti, senza far nomi, sappiamo bene con quanta cura e tempo e competenza l'agricoltore si dedica alla sua vigna! La pulisce, compie i tanti lavori secondo le stagioni… Così il Signore è l'agricoltore, che non si stanca ed ha mandato Gesù il buon pastore. E oggi, nonostante tutto un po' di buon vino c'è, nonostante tutto, però il Signore ci richiama perché i frutti buoni sono ancora troppo pochi.

Prendiamo l’insegnamento e l’ammonimento di Gesù con serenità (e dico sempre queste due parole) ma anche con serietà, serenità e serietà, nella chiesa e nella società. Il Signore ci invita a lavorare nella sua vigna, ci invita a portare frutto.. Non guardiamo solo al lavoro richiesto ma anche guardiamo e desideriamo questi frutti. Sono i frutti della pace, i frutti dell'andare d'accordo i frutti della giustizia… e chi è che non parla e non desidera, almeno a parole la giustizia… però tra il parlare ed il fare talvolta eccessiva è la distanza, troppo larga e difficile da superare.

Ecco perché siamo qui: a chiedere al Signore che risvegli in noi questi sentimenti buoni, perché ci aiuti a fare una far fruttificare quei doni, quei talenti che egli ci ha donato: l'intelligenza, la volontà, il cuore… Con l’aiuto del signore e la sua grazia li possiamo far fruttificare, possiamo darci da fare perché il mondo che ci circonda, a cominciare da noi stessi, a cominciare dalla nostra casa, dal paese in cui viviamo, con il lavoro, la giustizia… sono i frutti di questa vigna di Dio… però bisogna anche darsi da fare, con la fiducia e la forza che ci vengono dal Signore.

Con questa sicura speranza e con questa certezza: il Signore non si è stancato e non desistere! Dalle dall'inizio del mondo il Signore bussa alla… diciamo…. alla nostra testa un po’ dura, al cuore indurito, per chiedere. Fin dal primo racconto della Bibbia, all’inizio della vicenda umana, vediamo che cosa succede sulla terra… il primo uomo, un fratello, Caino, uccide un fratello, Abele! Cominciamo proprio bene, se questo è il buon giorno dell’umanità! E questo racconto è messo lì apposta, all 'inizio perché tutti è sempre possiamo ricordarne l’importanza. Perché un fratello non solo non deve uccidere un fratello ma (anzi!) un fratello deve prendersi cura del fratello (e siamo tutti fratelli!).

 

Il Signore stesso si prende cura di noi continuamente e ci fa crescere con la sua Parola, la preghiera, la Santa Messa, i Sacramenti. Ma ascoltiamo anche le parole con cui termina il Vangelo di oggi. Sono parole forti, non offensive ma ma pure sferzanti: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che porterà frutto… E ci accorgiamo che la fede di noi popoli di antica tradizione cristiana è ridotta al lumicino. C'è rimasto solo il nome di cristiani tra noi, mentre altri nuovi popoli accolgono con entusiasmo e buona volontà la parola di Dio ed il Messaggio di Gesù. Pensiamo, per esempio, all'Africa! Noi cristiani abbiamo troppo spesso messo al posto del vero Dio il dio denaro, senza guardare in faccia nessuno, né il padre, madre dei figli… E questo è il ritornello più comune di sempre, che troviamo già in Mosé nel racconto del vitello d'oro: -Facciamoci un dio che si vede, d’oro, che luccica fino alle forme di oggi eclatanti, super tanto che le cose normali… niente! Chi le apprezza? Chi le considera?  Devono essere, al minimo, megagalattiche,  forse giga o teragalattiche o … ancora di più fino a diventare nane! E non vediamo più la sostanza delle cose. È Il solito tranello della vita, ma anche il provvidenziale ritornello che sempre il Signore ci ripropone con la sua Parola, le parabole, l’insegnamento della fede e della preghiera liturgica.

 

E noi chiediamo con speranza al Signore che possiamo aprire veramente le porte della nostra mente e del nostro cuore e della nostra buona volontà.

Chiediamogli dii sapere anche fare sforzi in questa vigna del Signore, vigna che è anche la nostra vita. E non diciamo solo ma facciamo anche Sì,  ricordando i due figli della parabola di domenica scorsa.. Il Signore continua a bussare, noi un po’ abbiamo risposto e siamo qui per chiedere davvero il bene per noi, le nostre case, per il mondo in cui ci troviamo.

Che possiamo aprire almeno un po’ tanti la porta al Signore (e, magari, spalancarla!).

Un piccolo sacrificio ci sempre richiesto ed anche del lavoro in questa vigna. Un po’ ci costa sacrificio ma quando hai fatto bene sei contento, hai fatto qualcosa di utile e allora anche ringraziamo il Signore che ci chiama ad essere operai, non schiavi, della sua e nostra vigna.

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del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

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